Oasi dei Quadris

Chi Siamo

L’Associazione Amici dell’Oasi dei Quadris – ONLUS è una associazione di volontariato il cui Consiglio direttivo è composto da 10 persone. Queste nel loro tempo libero accudiscono gli animali ospitati, curano la manutenzione dell’Oasi e gestiscono le aperture domenicali e festive. Uno degli eventi che più hanno caratterizzato la crescita dell’Associazione è stato il suo riconoscimento e quindi l’iscrizione al Registro generale delle organizzazioni di volontariato avvenuto il 28 novembre 2012. Da quella data la nostra associazione è ONLUS di diritto, e dal 2019 ODV (Organizzazione di Volontariato).

La Storia

Nel 1989 il Comune di Fagagna e la Comunità Collinare del Friuli, con l’intento di salvaguardare e valorizzare un’area di particolare interesse geologico e botanico situata a nord ovest del Comune, decisero di situarvi un’oasi naturalistica con l’insediamento di una stazione sperimentale per la reintroduzione della Cicogna bianca.
Contestualmente venne promossa e costituita sempre dallo stesso Comune, dall’Associazione Pro Loco e dalla Riserva di Caccia di Fagagna, l’Associazione Amici dell’Oasi dei Quadris di Fagagna.
L’iscrizione aperta a tutti ha da subito riscontrato una forte adesione. Gli aderenti sono volontari particolarmente sensibili al rispetto di questi uccelli, di tutti gli altri anatidi e dello stesso ambiente che li accoglie, e a questo hanno dedicato fin da subito il proprio tempo libero, le loro capacità e le loro conoscenze.
L’Associazione, nel rispetto di una apposita Convenzione stipulata con l’Amministrazione Comunale, annualmente rinnovata, ha tra i propri scopi la gestione e la manutenzione dell’Oasi, nonchè la custodia, la vigilanza ed il sostentamento degli animali ivi custoditi o che vi trovino rifugio. Inoltre deve garantire ogni attività promozionale ed operativa finalizzata alla fruizione dell’Oasi da parte del pubblico ed in particolare delle Scuole.

Attualmente i Soci iscritti sono un centinaio; l’attività svolta e da svolgere viene discussa annualmente sempre dalla stessa assemblea dei soci. L’Organo di Amministrazione con il suo Presidente ha il compito del controllo e dello svolgimento di tutta l’attività prevista.

membri dell’Organo di Amministrazione 2020:
Presidente: Enzo Uliana
Vicepresidente: Francesco Chiementin
Segretaria: Dima Lauzzana
Segretaria/cassiera: Giulia Lizzi
Elena Nardone
Armando Passarino
Pietro Monaco
Ferruccio Saro
Marco Matiussi

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Cos’è il cinque per mille?
Una percentuale delle tasse, calcolata sulla base della tua dichiarazione dei redditi. Il 5xmille non è un’alternativa all’8xmille, si possono esprimere entrambe le scelte.
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Come donare:
Donare il 5xmille alla Associazione Amici dell’Oasi dei Quadris e agli animali ed uccelli è veloce e semplicissimo.

Nei moduli della dichiarazione dei redditi CUD, 730 e Modello Unico cerca la scheda “Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’IRPEF”.
Scegli il riquadro “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale”.
Inserisci la tua firma e il codice fiscale della “Associazione Amici dell’Oasi dei Quadris – ODV” 94126380305

 

La Torbiera

Parlando della torbiera alcalina della zona dei Quadri di Fagagna, mi sorprendo spesso a chiamarla affettuosamente “la mia torbiera”, la considero quasi un pezzetto del mio cuore, forse perché è stata una mia scoperta. Fresca di laurea in Scienze naturali, facendo tesoro degli insegnamenti dell’insigne botanico professor Livio Poldini (che ho avuto la fortuna di conoscere all’Università di Trieste) nell’ormai lontana primavera dei 1984, ho individuato fra i prati umidi della zona dei Quadri un brandello di prato torboso.

L’anno dopo (1985) la Comunità Collinare dei Friuli e il Comune di Fagagna commissionarono ad una cooperativa di Trieste (la Naturstudio) un’indagine multidisciplinare che avrebbe dovuto rilevare il pregio naturalistico dei Quadri e costituire l’eventuale motivazione scientifica per la loro tutela. In quell’occasione, uscendo in campagna con i ricercatori, suggerii loro di prendere in esame anche la torbiera, quale ultima propaggine della zona umida dei Quadri. E questi, alla fine della loro indagine, confermarono le mie supposizioni: di tutto il complesso degli ambienti umidi della zona la torbiera rappresenta l’elemento più prezioso e peculiare e la proposero infatti quale zona di “riserva integrale” della futura Oasi Naturalistica dei Quadri, cioè zona che dovrà essere preservata nella sua integrità.

Questo ambiente è cosi interessante perché si è trasformato lentamente nei secoli seguendo una naturale evoluzione, inoltre la sua composizione floristica e la sua stessa costituzione possono essere considerati testimonianza degli eventi geologici che interessarono la zona di Fagagna nel Quaternario. Durante le glaciazioni Quaternarie (alcune decine di migliaia di anni fa) scesero dalle Alpi potenti lingue glaciali incanalate nelle valli maggiori. All’azione modellatrice di una di queste (il ghiacciaio Tilaventino) si devono l’origine delle nostre colline e le numerose depressioni scavate fra le morene. Queste depressioni, dal fondo impermeabile, si riempirono di acque meteoriche e delle stesse acque di fusione dei ghiacciaio al suo ritiro; si originarono così un grande lavo (il lago dei Campo di Osoppo) e vari bacini lacustri minori e acquitrini. Tutti gli specchi d’acqua nel tempo vengono colmati pian piano dall’apporto detritico e dalla vegetazione palustre. Anche i bacini lacustri intermorenici seguirono questa evoluzione; del più grande (quello del Campo di Osoppo) rimasero due piccoli laghetti residui: quello di Cavazzo e quello di San Daniele. Degli altri numerosi bacini più piccoli, che si interrarono più velocemente, restarono come testimonianza numerose zone paludose e le torbiere come la nostra. È in queste torbiere, caratterizzate da un microclima fresco (grazie al fondo torboso che crea ristagno d’acqua) che si sono potute conservare alcune piante definite “relitti glaciali“, poiché sono elementi di flora alpina che erano scesi dalle Alpi durante le glaciazioni. Si capisce da ciò come questi ambienti rappresentino vere e proprie “reliquie” della natura, ma la loro sopravvivenza è legata a delicati equilibri: basta un semplice drenaggio per comprometterne in modo irreversibile la fisionomia.

Appena scoperta la torbiera a Fagagna, rendendomi conto della precarietà della sua esistenza (nel piano regolatore tutta la zona dei Quadri era inserita in zona E, zona considerata agricola e priva di quegli speciali víncoli che avrebbero dovuto salvaguardare l’integrità della torbiera) ho cominciato la mia battaglia su due fronti, sia come singolo cittadino che all’interno dell’associazione Amici dell’Oasi, in cui ho trovato un cospicuo gruppo di Fagagnesi sensibili come me ai problemi ecologici. A più riprese io e i soci dell’Associazione abbiamo richiesto all’amministrazione Comunale di attuare un’opportuna variante al Piano Regolatore e comunque di intervenire a difesa di un bene cosi prezioso. Devo dire che gli Amministratori hanno risposto sempre in modo positivo alle nostre sollecitazioni impegnandosi pubblicamente (proprio ad una delle assemblee dell’Associazione) sia ad acquistare la torbiera che a tutelarla dal punto di vista normativo. Ed è nel 1992 che è stata resa attuativa una variante al Piano Regolatore che stabilisce per tutta la zona dei Quadri speciali vincoli atti alla conservazione di tutte le aree naturali (esempio: divieto di canalizzazione, di disboscamento e di aratura delle aree a prato e a zona umida). A causa del frazionamento della torbiera, che apparteneva a diversi proprietari, le trattative dell’acquisto si sono protratte nel tempo, ma proprio in questo periodo, finalmente, gran parte della torbiera è diventata patrimonio della collettività di Fagagna, come dovrebbe essere per tutte le cose rare, e quindi preziose, che rimangono in natura. Che la nostra torbiera sia proprio una rarità ce ne ha dato ulteriore conferma il professor Poldini in persona che è venuto di recente a compiere un rilievo della vegetazione: egli ci ha comunicato infatti che oltre alla presenza dei relitti glaciali che caratterizzano un po’ tutte le torbiere friulane, dalle colline alla pianura (Primula farinosa, Pinguicola alpina, Crepis froelichiana, Parnassia palustris, Tofieldia calyculata, Euphrasia marchesetti … ), ve n’è uno (Rhynchospora alba) che non si ritrova sotto la linea delle risorgive e conferisce perciò alla nostra torbiera un carattere particolare e unico. Il Professore in questa occasione ci ha caldamente raccomandato di sollecitare il Comune all’acquisto del restante frammento del prato e di pubblicizzare il più possibile la normativa vigente in tutta l’area dei Quadri: solo la conoscenza e il rispetto di questi vincoli, da parte dei singoli proprietari, potrà assicurare nel tempo la conservazione di tutte le aree naturali e in particolare della torbiera alcalina.

Caterina Z. Brunello

La Zona Oggi

 

La bassura intermorenica si è trasformata nel tempo in un complesso mosaico di ambienti: alcuni testimoniano palesemente l’intervento umano (campi coltivati e prati da sfalcio, originati dalle bonifiche o dall’abbandono delle cave di torba) ma altri come le torbiere o i rari brandelli di bosco, conservano intatta la loro naturalità e ci raccontano quale avrebbe dovuto essere la fisionomia dell’intera zona, senza l’intervento umano.

Le torbiere, o prati dal fondo torboso, di cui rimangono alcuni esemplari lungo la strada che porta a Majano, sono da considerare la “pietra preziosa” dell’intera zona. Queste, oltre ad essere completamente naturali ospitano, grazie all’acqua che ristagna sul fondo torboso e crea un microclima fresco, elementi floristici eccezionali per la nostra zona. Si tratta di piante che, come la Pinguicola alpina, la Primula farinosa e la Rhynchospora alba, vivono oggi nel piano alpino e con la loro presenza qui testimoniano il raffreddamento climatico che interessò il Friuli durante le glaciazioni Quaternarie e nell’immediato postglaciale. Ma l’ambiente senza dubbio più suggestivo, quello a cui la zona deve il suo nome, sono i “Quadris” le pozze originate dallo sfruttamento dell’argilla. Qui l’azione antropica ha riportato indietro di molti anni l’evoluzione degli ambienti: l’escavazione ha creato pozze dal fondo impermeabile che, una volta riempite di acque meteoriche, sono state colonizzate dalla stessa vegetazione stagnale degli antichi bacini lacustri e delle primitive paludi. Le pozze infatti, quelle dai margini degradanti, ospitano quasi tutte le cerchie di vegetazione della idroserie: le piante sommerse, le piante galleggianti, fra cui le stupende ninfee bianche, il canneto con la canna di palude e la tifa, i cespi di carici e infine i brandelli di bosco igrofilo con salici e ontano nero. Attorno alle pozze dai margini ripidi il bosco igrofilo è arricchito da stupendi esemplari di farnia, probabilmente piantati per consolidare gli argini. Tutti questi ambienti, naturali o rinaturalizzati, oltre a costituire paesaggi insoliti e suggestivi, forniscono una notevole isola di verde spontaneo in un contesto ormai fortemente antropizzato e dominato solo dalle colture e assicurano perciò protezione e cibo per la fauna selvatica. Gli ambienti umidi dei Quadris e i brandelli di bosco sono infatti molto ricchi di avifauna (ricordiamo fra tutti alcuni elementi molto suggestivi come l’Airone Cenerino, la Gallinella d’acqua, il Martin pescatore o il Pendolino) e in essi si rifugiano piccoli e grandi mammiferi fra i quali la volpe, il ghiro, la donnola, la faina, la puzzola e occasionalmente anche il capriolo.